
Ore 19.
Esci dal lavoro. E’ stata una di quelle giornate quasi piacevoli, dove tra colleghi c’è una bella armonia e le cose che fai sembrano fatte per qualcosa, dove l’immediatezza del risultato ti da quell’appagamento estemporaneo che sembra poter nutrire vite mediamente insoddisfatte.
Insomma, esci dal lavoro e hai ancora energia, non hai voglia di andare a casa, c’è il sole, ecchecazzo hai 26 anni mica 50!
Non prendi l’autubus alla prima fermata, decidi di camminare. Arrivi all’angolo tra via ugo bassi e via indipendenza. Toh c’è una manifestazione!
Ore 19 e 20.
Vedi delle bandire rosse, vedi un corteo che qualche anno prima non dico che ci saresti stato per forza dentro, ma almeno sapevi che ci sarebbe stato. Lo guardi sfilare. In realtà non guardi il corteo, ma t’interessano di più i movimenti della polizia e dei giornalisti al seguito. Perché? Da cosa deriva questo diverso centro d’attenzione? Riflettere.
Ore 19 e 40.
Abdichi. In fondo non te ne sbatte un cazzo e ne sei consapevole. Sfili in una via laterale. C’è ancora luce e non hai voglia di andare a casa. Un pachistano, come fiutando questo tuo desiderio si materializza davanti e allora una peroni da 66 ti finisce in mano per un’attrazione ancestrale.
Incroci via zamboni. Erano anni che non ci passavi e lo pensi ogni volta che ci passi in quest’ultimo anno. E’ la lontananza psicologica prima che fisica a farti pensare questo. Arrivi in piazza verdi.
Ore 20.
Caos. La massa di cui eri elemento organico staziona a terra senza motivi apparentemente logici. La strada è bloccata. Un cretino ha parcheggiato la macchina male e l’autubus non passa. Ingorgo. La massa è indifferente. Ha altro a cui pensare. Deve esistere. Deve far vedere che un altro mondo è possibile ed è seduto per terra a bere birra. Provi disgusto, un disgusto vero, non da comitato anti-degrado, ma da degrado anti se stesso, o del suo fantasma. O del suo passato.
Sei ai margini, come 40 minuti prima. Chi ti ha messo ai margini? Esistono margini? Guardi, bevi birra. In cosa sei diverso? Forse perché non parli con nessuno? Gli altri parlano?
Un punkabbestia ti chiede una sigaretta. Non gliela dai. Che si fotta. Te ne vai.
Ore 20 e 20.
Fermata dell’autubus. Che non passa. Bloccati per la manifestazione di cui sopra. Vaffanculo. Torni a casa a piedi e nella tua testa prendono corpo le parole di cui sopra e quell’estraneamento, quel distacco, quella leggera malinconia che si nasconde dietro queste frasi.
Ore 20 e 40.

